Rassegna Stampa

15/7/2015

CIRCOLARE 14 LUGLIO 2015 – INCOMPATIBILITÀ E CONFLITTI DI INTERESSE MEDIATORE E AVVOCATO

In sintesi le novità di maggiore interesse

Difensore del chiamato in mediazione, iscritto come mediatore presso l’organismo prescelto dall’istante.

 Il primo dubbio interpretativo attiene all’operatività del divieto anche per l’avvocato di fiducia della parte chiamata in mediazione, iscritto come mediatore presso l’organismo scelto dalla parte istante. Dal dato letterale della norma e dalla ratio della stessa appare evidente che la previsione normativa trovi applicazione nel caso in cui il difensore del chiamato in mediazione sia mediatore presso quell’organismo perché, diversamente, le parti si troverebbero in posizioni ingiustificatamente differenziate e non si darebbe la giusta garanzia alla parte istante, circa lo svolgimento imparziale del procedimento di mediazione. Di conseguenza, il divieto di cui all’art. 14 bis opera anche nei confronti del difensore di fiducia della parte chiamata in mediazione, che rivesta al contempo la qualifica di mediatore presso l’organismo adito.

 Estensione alle sedi in convenzione ex art. 7, comma 2, lett. c) D.M. 180/2010.

 Ulteriore dubbio interpretativo attiene all’operatività del divieto, anche qualora l’organismo si avvalga delle strutture, del personale e dei mediatori di altri organismi con i quali abbia raggiunto a tal fine un accordo, anche per singoli affari di mediazione, ex art.7, comma 2, lett. c), D.M. 180/2010. Appare evidente che in tali casi l’organismo “condivide”, tra l’altro, i mediatori di un altro organismo di mediazione che si trovano, pertanto, nella medesima posizione formale dei mediatori iscritti presso l’organismo “delegante”. Di conseguenza, anche al fine di evitare una facile elusione della norma, l’incompatibilità non può che estendersi anche ai mediatori dell’organismo con cui si è concluso un accordo ai sensi dell’art.7, comma 2, lett. c), D.M. 180/2010.

 Accordi derogatori.

Altra questione controversa, attiene alla possibilità rimessa alle parti chiamate in mediazione di derogare consensualmente all’incompatibilità. Al riguardo, si ritiene per le ragioni sopra dette che la materia sia sottratta alla libera disponibilità delle parti. Di conseguenza, non è possibile sottoscrivere tra le parti in mediazione accordi derogatori del divieto di cui all’art. 14 bis.   Compiti dell’organismo.

 Altro dubbio interpretativo, infine, riguarda il potere dell’organismo di rifiutare eventuali istanze di mediazione, laddove gli  avvocati delle parti siano iscritti, quali mediatori, presso l’organismo medesimo. Considerata la funzione di vigilanza e controllo che la normativa attribuisce all’organismo, si ritiene che, trattandosi di una domanda proposta in evidente violazione di norma, all’organismo vada riconosciuto il  potere – dovere di rifiutare tali istanze. Di conseguenza, l’organismo di mediazione deve rifiutare di ricevere le istanze di mediazioni nelle quali si profilano ipotesi di incompatibilità di cui all’art. 14 bis.

 Circolare 14 luglio 2015

 

19/06/2015

Il tardivo avvio del procedimento di mediazione ordinato dal Giudice comporta l’improcedibilità del processo rilevabile d’ufficio; ciò deriva dalla implicita natura perentoria del termine di 15 giorni previsto dalla legge e lo svolgimento della mediazione entro l’udienza fissata per la verifica non consente di sanare tale grave vizio processuale. Sente Tribunale di Firenze 9/06/2015.

termine perentorio mediazione d ufficio

 

 

11/06/2015

Quando il Giudice dispone lo svolgimento della mediazione nel corso del giudizio può porre l’onere dell’avvio del procedimento a carico di una delle parti le quali dovranno partecipare senza limitarsi a un semplice incontro preliminare tra avvocati essendo già stata valutata dal giudice la mediabilità della lite.
Ordinanza Tribunale di Pavia 18/5/2015.

11-6

29/05/2015

Pubblica Amministrazione e mediazione civile

Il 17 novembre scorso si è tenuto presso l’Avvocatura dello Stato un interessante convegno sui rapporti tra mediazione civile e gli enti pubblici nel corso del quale è stato evidenziato come le numerose istanze delle Amministrazioni dello Stato impongono all’Avvocatura un nuovo impegno e un nuovo ruolo anche nel procedimento di mediazione.

Il Relatore – l’avv. Maurizio Di Carlo – ha rilevato infatti come, nel 2013, almeno il 40% delle 165.000 cause dello Stato a livello nazionale ha interessato controversie di natura privatistica e, pertanto, sicuramente rientranti nel novero delle controversie disciplinate dal D.Lgs. n. 28/2010. –

PP.AA. possono accedere alla mediazione solo quando sono titolari di diritti disponibili

Sono, dunque, da escludere dalla procedura conciliativa le controversie nelle quali le amministrazioni statali e gli altri soggetti patrocinati dall’Avvocatura (Università, Enti territoriali…) siano titolari di diritti indisponibili

Rimane esclusa, ad esempio, la disciplina relativa alle controversie riguardanti l’equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo (cd. Legge Pinto), tenuto conto del fatto che l’esercizio del potere giurisdizionale rientra nell’esercizio dell’attività amministrativa di natura autoritativa.

Inoltre, nelle controversie in cui è parte la pubblica amministrazione, è previsto che la disciplina della mediazione non si estenda, in particolare, alla materia fiscale, doganale e amministrativa e comunque alle controversie che abbiano ad oggetto la responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di pubblici poteri.

Per la materia fiscale, com’è noto, già esiste la mediazione tributaria obbligatoria, ed è l’unica mediazione applicabile in ambito tributario, dove vige il principio dell’indisponibilità dei diritti.

Per le procedure in materia di appalti, va osservato che il nuovo codice (D.Lgs. n.163/2006) già prevede all’art. 243 bis varie forme di risoluzione del contenzioso relativo all’affidamento.

E’ stata poi affrontata la questione del patrocinio dell’Avvocatura nelle procedure di mediazione civile e si è ricordato come, al riguardo, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica, con la circ. n. 9 del 10/08/2012 ha stabilito che “Nel procedimento di mediazione solo in casi assolutamente eccezionali, giustificati dalla particolare rilevanza della potenziale controversia, l’Avvocatura dello Stato, a fronte della richiesta avanzata dall’amministrazione interessata, valuta se intervenire nella procedura di mediazione in ogni caso non sostituendo ma affiancando il rappresentante dell’amministrazione.

Infatti, ai sensi dell’articolo 16, comma 1, lettera j), del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sarà il dirigente dell’amministrazione competente sulla materia oggetto della controversia, ovvero altro dirigente a tal fine delegato, a partecipare alla procedura conciliativa.

Qualora, invece, l’Amministrazione non intenda partecipare alla procedura di mediazione, dovrà comunicarlo espressamente al mediatore indicandone i motivi, anche al fine di scongiurare il prodursi degli effetti previsti dall’art. 8, comma 4, d.lgs. n. 28/2010″.

È, pertanto, necessario che la suddetta comunicazione venga acquisita e prodotta nell’eventuale successivo giudizio.

L’amministrazione, in questi casi, potrà sempre richiedere il parere dell’Avvocatura dello Stato nel rispetto dei termini della procedura per valutare se accogliere o rigettare la proposta di conciliazione.

A questa regola potrà derogarsi solo in casi assolutamente eccezionali giustificati dalla particolare rilevanza della potenziale controversia ovvero dalla natura del soggetto patrocinato; l’Avvocatura — essendo peraltro sprovvista del potere di disporre del diritto — inter­verrà in ogni caso non in sostituzione del funzionario, ma affiancando lo stesso.

29/05/2015

Mediazione: accordi validi anche fuori tempo massimo.

L’accordo di mediazione concluso fuori dal tempo massimo previsto dalla normativa e cioè dopo i 3 mesi, è comunque valido perché il limite dei tre mesi è strettamente connesso alla condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria.

Cosi si è

pronunciato il Tribunale di Roma in merito alla non legittimità di un accordo concluso dopo il limite temporale previsto dalla mediazione e cioè dei 3 mesi.

Sentenza Tribunale di Roma del 22/10/2014- VIII Sezione Civile

accordo dopo i tre mesi

29/05/2015

Il Tar Lazio (sentenza n. 1351 del 23/01/2015) su ricorso dell’Unione Nazionale delle Camere Civili contro il Ministero della Giustizia per l’annullamento del DM 180/2010, attuativo della normativa sulla mediazione civile, aveva disposto l’annullamento dell’art. 16 commi 2 e 9 di detto DM, cioè a dire che gli Organismi non potevano chiedere alle parti del procedimento di mediazione né le spese di avvio né il pagamento anticipato della metà dell’indennità di mediazione dovuta.

Ministero della Giustizia e MISE hanno fatto ricorso in appello contro la suddetta sentenza del Tar Lazio e il Consiglio di Stato ha pronunciato, in merito alla sospensiva dell’efficacia di detta sentenza richiesta dagli appellanti, l’ordinanza n. 1694 del 22/04/2015 con la quale sospende l’esecuzione della sentenza Tar Lazio quanto alle spese di avvio, cioè a dire che gli Organismo di mediazione possono richiedere alle parti del procedimento di mediazione, oltre alle spese vive documentate, anche le spese di avvio (€ 40 per controversie di valore sino a 250mila euro e € 80 per valori superiori). Questo in quanto, motiva il Consiglio di Stato, tali spese “non paiono prima facie riconducibili alla nozione di compenso” contenuta nell’art. 17 co. 5-ter del D.Lgs. 28/2010.

In allegato la sentenza del Tar Lazio e l’ordinanza del Consiglio di Stato

Sentenza TAR Lazio 23-01-2015 n. 1351

Ordinanza Consiglio Stato 1694-2015

 

E’ in vigore dal 24 settembre 2014 il DM 139/2014 che modifica il DM 180/2010 recante il Regolamento sulla determinazione dei criteri e modalità di iscrizione e tenuta del Registro degli Organismi e le indennità.

Nel link in allegato sono riepilogate le novità. Circolare DM 139-14_Mediazione Civile

Novità dopo l’entrata in vigore dell’obbligatorietà della Mediazione.

Si riepilogano di seguito tutte le notizie di maggior rilievo relative alla

Mediazione Civile.

Anche il Tribunale delle imprese di Milano, per la prima volta, applica i nuovi strumenti conciliativi introdotti dalla nuova normativa del “Decreto del Fare”- Mediazione delegata per le imprese(Il Sole 24 Ore 15/11/2013)

Primi dati dopo il ritorno dell’obbligatorietà. A Ottobre

Unioncamere segnala un aumento dell’84%. La Conciliazione riprende slancio:le richieste sono state in tutto 1.537 a fronte delle circa 800 di Settembre (Il Sole 24 Ore 21/11/2013)

Il Ministero della Giustizia interviene sulla “nuova Mediazione” con una Direttiva che evidenzia come punti cardine di tale attività:

a) il contenimento dei costi della Mediazione;

b) la preparazione dei Mediatori nonché l’imparzialità degli stessi e degli Organismi di Mediazione rispetto alle parti, evitando ogni possibile conflitto di interesse tra questi soggetti.

Su detti elementi, il Ministero demanda ai competenti organi ministeriali l’effettuazione di un rigoroso controllo anche tramite l’Ufficio dell’Ispettorato Generale. Direttiva del Ministro in materia di Mediazione Civile

– Conflitti d’interesse e costi nel mirino del Ministero della Giustizia. Anna Maria Cancellieri rompe gli indugi e, con una direttiva del 5 novembre, da una parte rilancia la conciliazione e dall’altra stringe le maglie sul fronte dei controlli nei confronti degli enti di mediazione (1009 sono quelli iscritti al Registro) – Mediatori qualificati e costi contenuti per la Conciliazione(Il Sole 24 Ore 28/11/2013)

– Il Ministero è intervenuto sulla riforma della Mediazione Civile esponendo alcuni attesi chiarimenti (Circolare Ministero della Giustizia):

a) sull’indennità dovuta per il il primo incontro di Mediazione –> viene data interpretazione alla prescrizione contenuta nella riforma dove viene affermato che “nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro di Mediazione, nessun compenso è dovuto per l’Organismo di Mediazione”; in particolare viene chiarito che nel termine “compenso” non devono rientrare le spese di avvio del procedimento, pertanto le spese di avvio e le spese vive documentate sono dovute da tutte le parti comparse al primo incontro e, se la parte istante non compare al primo incontro, nessuna indennità (cioè nemmeno spese avvio) può essere richiesta alla parte invitata che sia invece comparsa.

b) sulla Mediazione delegata dal Giudice – come determinare l’indennità di Mediazione? –> la riforma della Mediazione prevede che il Giudice, valutata la natura e lo stato della causa e il comportamento delle parti, possa disporre l’esperimento del procedimento di Mediazione, anche in sede di appello. In tali casi, la Mediazione ha natura obbligatoria pertanto, chiarisce il Ministero, trova applicazione l’art. 16 comma 4 lett. d) del DM 180/2010: l’indennità di Mediazione deve essere ridotta di 1/3 per i primi 6 scaglioni e di 1/2 per gli altri e il solo aumento applicabile è quello di 1/4 in caso di successo della mediazione.

c) sulla competenza territoriale dell’istanza –> il Ministero chiarisce che l’istanza va presentata presso un Organismo che abbia la propria sede principale o secondaria accreditata presso il Ministero, nel luogo del Giudice che sarebbe territorialmente competente a conoscere il giudizio. Quanto alle sedi secondarie dell’Organismo, va precisato che deve essere sede già accreditata dal Ministero e che si trovi in uno dei Comuni nel circondario del Tribunale territorialmente competente (nei siti internet dei vari Tribunali si trova l’elenco di tali comuni nella Sezione competenza territoriale).

d) su Avvocati e Mediazione –> il Ministero chiarisce che: gli Avvocati possono esercitare l’attività di Mediatore solo presso un Organismo presente nel Registro Ministeriale; l’assistenza di un avvocato è obbligatoria solo nei casi di Mediazione obbligatoria, altrimenti la sua assistenza è del tutto facoltativa; gli Avvocati iscritti in Organismi di Mediazione devono essere adeguatamente formati e aggiornati attraverso percorsi formativi e di aggiornamento organizzati dal Consiglio Nazionale e/o dagli Ordini Forensi locali; è fatto divieto per gli Avvocati di consentire a che l’Organismo di Mediazione abbia sede a qualsiasi titolo presso il suo studio o che lo studio abbia sede presso un Organismo di Mediazione (art. 55 bis comma 4 cod. deontologico forense).

Mediazione, il modello italiano è il migliore in Europa: uno studio condotto da 800 esperti del settore ha indicato il meccanismo italiano della Mediazione come il migliore del Continente (Corriere della Sera 16/01/2014).